ANDREA CIRELLIL’Ing. Andrea Cirelli, noto esperto dei servizi pubblici ambientali, ci ha tenuto una interessante relazione sul tema della distribuzione idrica in Italia a circa 10 anni dal Referendum del 2011.

Non vi è dubbio che l’acqua sia una risorsa preziosa e che sia un bene “di pubblica utilità”, ma ancora sul settore gravano nel nostro Paese incertezze strutturali e ritardi culturali. La stessa struttura delle aziende di distribuzione è estremamente articolata dove, accanto ad aziende come HERA o IREN quotate in borsa, permangono anche ben 1800 gestioni dirette in economia di singoli comuni.

È stato molto positivo per il settore l’attribuzione alla Autorità per l’Energia delle competenze per la tariffa delle acque. È stato ricordato dal relatore come le reti siano, almeno in parte del paese, in un grave stato di obsolescenza con perdite di rete che variano da un fisiologico 20 % al Nord a un 70 % in alcune zone del Sud.

Al momento il metodo di formazione delle tariffe non consente di remunerare adeguatamente gli investimenti nel rinnovo delle reti pur essendovi a disposizione un ampio ventaglio di tecniche utilizzabili a questo scopo. Lo stesso prezzo medio di vendita dell’acqua, fra i più bassi in Europa, oltre a favorire gli sprechi, riflette le difficoltà della “politica” e delle aziende di gestione degli acquedotti a comunicare correttamente ai cittadini la differenza che intercorre fra la proprietà pubblica del bene acqua, con la correlata ed indispensabile remunerazione del capitale investito nelle reti, e una loro efficiente operatività nell’ambito della gestione integrata del ciclo dell’acqua “dalla sorgete al mare”.

Il relatore ha concluso sottolineando come sia questa, la corretta comunicazione ai cittadini, la vera sfida dei prossimi anni per creare attorno all’obbiettivo di reti ben gestire in grado di erogare acqua “di qualità” quell’indispensabile consenso sociale che consenta di apprezzare il “bene acqua”.