L’architetto Pier Giorgio Giannelli, libero professionista, Membro di Gruppi di lavoro operativi all’interno del Consiglio Nazionale degli Architetti P.P.C. e presidente uscente dell’Ordine degli Architetti, Paesaggisti Pianificatori e Conservatori di Bologna in carica dal 2011, ha impostato l’incipit del suo intervento di lunedì illustrandoci quale sia stato il filo conduttore che ha caratterizzato il percorso dell’Ordine durante i suoi mandati.

Partendo dal presupposto che architettura è per vocazione una disciplina sociale che si lega strettamente alle dinamiche economiche e culturali del contesto in cui si colloca, il punto cardine sviluppato dal Consiglio è stato sicuramente la volontà di promuovere l’importanza dell’architettura e dell’architetto, non solo presso gli addetti ai lavori, ma soprattutto presso il pubblico più vasto, costituito dalla comunità cui facciamo riferimento.

Iniziative come l’Istituzione del Bilancio sociale nel 2016 (primo Bilancio di un Ordine Architetti in Italia), la volontà di affermare il Concorso di Architettura come lo strumento principe cui ricorrere per le trasformazioni di qualità del territorio (primo Ordine in Italia ad avere messo a punto una piattaforma informatica a tale scopo), la convalida di rapporti di collaborazione con gli Enti e le istituzioni territoriali e con il mondo associativo in genere, si sono dimostrate modalità innovative ed efficaci per comunicare e far conoscere quanto la qualità degli spazi delle nostre città e del nostro paesaggio, siano importanti per la qualità della vita di tutti i cittadini, e quanto i professionisti iscritti possano essere riferimenti preparati e responsabili per la gestione delle trasformazioni dello spazio pubblico e privato, ormai in continua evoluzione.

Lettere

E proprio questo ultimo anno di pandemia, che ha messo tutti noi di fronte a trasformazioni sostanziali degli stili di vita e relazionali, pone l’architettura di fronte a nuove sfide da cogliere

Disordine“Le disuguaglianze e le criticità emerse con il Covid-19” continua l’arch. Giannelli “derivano principalmente da una sottovalutazione dei bisogni reali dell’uomo rispetto alla fruibilità degli spazi sia pubblici che privati, spazi che fino ad ora sono stati definiti sulla base di standard minimi e non adattati alle esigenze peculiari della vita vissuta”. La necessità attuale ed imprescindibile di misurarsi su temi particolarmente complessi offre all’architettura l’opportunità di proporre lo spazio come vera soluzione al problema pandemico, sperimentando modelli abitativi innovativi sia dal punto di vista tecnologico che formale.

La Smart City potrà costruire le basi per un reale miglioramento delle condizioni di vita nelle città, solamente partendo da una profonda trasformazione delle Normative Urbanistico Edilizie, che dovranno passare dall’approccio prescrittivo a quello prestazionale, favorendo l’abitudine di pensare gli spazi in termini di finalità e consentendo agli architetti di poter fornire il proprio prezioso contributo nell’identificare le prestazioni richieste dalla società, per poi concretizzarle nello spazio costruito e nel territorio.

Spazi di smart working, co-housing, urbanizzazione ed ambiente, riqualificazione urbana, saranno le nuove sfide che l’architettura e gli architetti dovranno cogliere per migliorare la qualità della vita delle persone.