Rocchetta Mattei

L’architetto Beatrice Ferrieri, libera professionista e fondatrice dello studio di progettazione B.bO, si occupa di lighting design dal 2000. Durante la visita del 27 ottobre ci ha guidato alla visita notturna della Rocchetta Mattei, illustrandoci, ambiente per ambiente, quale sia stato il filo conduttore che ha caratterizzato il suo progetto di illuminazione degli spazi interni ed esterni.

Rocchetta Mattei

Lo spunto principale che sottende alla progettazione dell’illuminazione di questo edificio straordinario, ruota attorno alla figura complessa e visionaria del conte Cesare Mattei, proprietario e ideatore del castello ed alla sua volontà di creare un rifugio sontuoso, che potesse permettergli di dedicarsi ai suoi studi di medicina alternativa, quale l’elettro omeopatia, ed allo stesso tempo, in grado di accogliere i suoi pazienti illustri provenienti da tutto il mondo. Nasce così, nel 1850, la dimora del conte, che con i suoi riferimenti all’architettura medievale, moresca e liberty, porta profumo d’oriente nel cuore dell’appennino emiliano.

L’architetto Ferrieri, il cui lavoro di progettazione ha la caratteristica di non prescindere mai dall’analisi attenta dell’esistente, si è trovata ad esaminare uno spazio altamente complesso ed affascinate, costituito da volumi fittamente decorati, mai uguali a se stessi, connessi tra loro da una successione labirintica di scale e da una alternanza continua di spazi esterni ed interni. “Quando lavora su spazi così carichi di storia, il lavoro della lighting designer “ sostiene Ferrieri “vuole paradossalmente rimanere nell’ombra. Una buona illuminazione, cioè, deve apparire connaturata agli spazi illuminati, fino a non essere quasi percepita affatto”.

In un delicato equilibrio tra razionalità ed emozione, la progettista allora declina tutto il suo lavoro di lighting design sull’idea che la luce sia un elemento “materico”, fondamentale per la definizione qualitativa dello spazio e capace di svelarne la vera essenza. La luce, così concepita, in Rocchetta avrebbe assunto il duplice compito di soddisfare le esigenze funzionali di visitabilità e sicurezza che uno spazio museale richiede, nonché quelle di sottolineare, con eleganza, la magnificenza e lo stupore intrise nel luogo.

La tecnologia LED ha consentito l’utilizzo di micro-apparecchi illuminanti integrati nell’architettura stessa, invisibili ove possibile, e capaci di dialogare con gli spazi e di conferire, ad ognuno di loro, il proprio corpo e volume. Le sorgenti luminose cambiano e si modulano differentemente da un ambiente all’altro, sottolineandone le peculiarità. Le caratteristiche cromatiche degli apparati decorativi sono state mantenute inalterate scegliendo LED capaci di favorire una maggiore resa cromatica ed una migliore percezione delle tonalità rosse, ovvero una percezione il più simile possibile alla visione diurna degli spazi.

Il tema progettuale di utilizzare la luce solo dove serve, oltre a conferire all’alternanza di ombra e luce il ruolo di guida silenziosa alla lettura degli ambienti, degli induce anche alla riduzione del flusso luminoso emanato dai corpi illuminanti, che è sempre limitato alle zone ed alle superfici su cui si vuole realmente porre l’accento. Questo conduce naturalmente alla drastica riduzione delle dispersioni della luce, contribuendo a limitarne gli sprechi.

In sintesi, l’illuminazione della Rocchetta Mattei rappresenta un caso emblematico in cui il rispetto per la forte identità del luogo, le esigenze funzionali di uno spazio in bilico tra pubblico e privato e la volontà di intervenire in punta di piedi sono le motivazioni che l’idea progettuale di lighting design racchiude e soddisfa.