Gomito a GomitoPadre Martino, referente del progetto “Gomito a Gomito” ci ha intrattenuto illustrando come è nato il laboratorio sartoriale all’interno della Casa Circondariale Dozza di Bologna, gli obiettivi del progetto, le varie attività, la realizzazione di prodotti e manufatti.

“Gomito a Gomito” è un laboratorio sartoriale che viene aperto nel dicembre 2010 all’interno della sezione femminile della Casa Circondariale Dozza di Bologna. Dal 2010 la Coop Sociale “Siamo Qua”, promotrice del progetto, si occupa della gestione quotidiana del laboratorio, insegnando un mestiere a chi forse non ha avuto modo di apprenderne uno o a chi non sapeva che poteva farlo.

Il progetto è rivolto alle donne in stato di detenzione, l’obiettivo principale è dare l’opportunità alle detenute di acquisire una nuova dimensione professionale ed un lavoro dignitoso e retribuito, con la speranza che questa esperienza di formazione e di lavoro possa essere sfruttata una volta tornate ad uno stato di libertà. Le detenute prima di lavorare in sartoria svolgono un percorso formativo sia teorico che pratico che viene organizzato entro le mura della struttura carceraria.

Il nome del progetto nasce dalla dislocazione geografica, il carcere di Bologna si trova in via del Gomito, ed inoltre anche dalle modalità operative di tutte le persone coinvolte nel laboratorio sartoriale, donne recluse, addetti e volontari della Cooperativa che insieme operano per un obiettivo comune: impegnare il tempo all’interno del carcere in modo costruttivo al fine di acquisire competenze sia teoriche che pratiche spendibili nel mondo del lavoro.

Scommettere sul lavoro in carcere vuol dire promuovere la funzione  rieducativa della pena, i prodotti realizzati dalle detenute hanno un forte valore etico e propongono una nuova immagine a chi li ha realizzati. Tutti i prodotti del laboratorio sartoriale sono realizzati riutilizzando materiali e tessuti donati, nuovi o riciclati. Una seconda opportunità sia
per gli oggetti che per le persone, all’insegna della sostenibilità ambientale e umana, inoltre la riscoperta della manualità permette alle detenute di mettersi in gioco sperimentando la propria creatività e progettualità.

Attualmente i laboratori sartoriali sono due uno all’interno del carcere, e uno esterno che si trova in via Jacopo della Quercia, I laboratori sartoriali operano nel settore tessile e nella creazione di manufatti.